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Informazioni Articolo
Titolo
A.A.A.Achille un film denucia
Autore
Enrico Caruso
Fonte
Articolo proprio
Area
Età Evolutiva
Sotto Area
Balbuzie
Data Inserimento
30/06/2003 23.16.49
Inserito da
Enrico Caruso

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A.A.A.Achille un film denucia

A.A.A.Achille un film denucia

Il film potrebbe sembrare la solita commedia all’italiana, ma esaminando  tutti i diversi contenuti sottostanti il regista porta alla luce ciò che succede nel soggetto affetto da balbuzie.

Il dramma del piccolo Achille, è il dramma di ogni persona che balbetta. Il nostro eroe tenta ogni forma di terapia, quando in realtà la balbuzie segnala il “non risolto”, la conflittualità interna, la vergogna, lo struggimento, e ciò che gli Altri , i normofluenti, non potrebbero mai capire.

La storia, anche se di primo acchito potrebbe sembrare il solito copione della commedia all’italiana tra fiction e comicità, dipinge il modo interno di chi balbetta: il senso dell’inadeguatezza, la dimostrazione di essere soggetti normali, l’ambizione frustrata, un’affettività non facilmente comunicabile, la sofferenza della famiglia e sopratutto un senso di preclusione al modo sociale. All’interno di questo film di fiction c’è ben poco, tutto è tremendamente reale.

Giovani Albanese è riuscito con questa storia a sviscerare  alcuni temi che sono il fulcro della balbuzie e del suo trattamento.

  1. Il piccolo Achille  è un bambino meraviglioso; lui soffre, e il modo degli adulti non lo capisce. Si sottomette ad ogni tipo di cura e credendo al miracolo, e al consiglio proposto dallo zio medico, si avventura nella clinica del Dr. Aglieri. Qui si imbatte in ogni tipo di balbuzie e di sofferenza psicologica ed esistenziale. Qui il piccolo Achille comincia scoprire una nuova realtà: il suo mondo interno e le sue emozioni grazie al logopedista Remo che è tutt’altro che “logopedista”.

Achille scopre che comunicare è possibile solo se riesce a “comunicare con se stesso”, cioè a prendere contatto con i propri talenti e con la propria creatività, riuscendo a trovare un percorso esistenziale per la riscoperta della sua autostima. Il grado di balbuzie è strettamente proporzionale al grado della propria autostima.

  1. Il logopedista Remo contro gli “imperativi terapeutici” del dr. Aglieri, in realtà, negando qualsiasi  forma di logopedia, predispone una  camera creativa dove i pazienti possono recuperare una propria individualità. Remo rappresenta la ricerca verso altri “lidi terapici” che recuperano la personalità, riconciliando l’individuo con le realtà sociale.

Remo conosce perfettamente che la persona che balbetta deve essere aiutata a ricostruire la propria affettività .  La parola inceppata è il risultato di una persona che si è inceppata non riuscendo trovare il filo delle sue emozioni.

  • Remo è la metafora di un trattamento psicoterapico proteso a sollecitare la personalità nella ricerca di ciò che ha determinato la balbuzie. Se vogliamo Remo rappresenta anche l’“antimedicina ortodossa” che attacca dotti, medici e sapienti.

  • Attenzione però: il lavoro di Remo non è l’invito all’autocura mediante un semplice sforzo di volontà. Nel soggetto balbuziente esiste purtroppo lo stereotipo del “farcela da solo”  con un atto onnipotente e narcisistico.

  • Remo ama il suo paziente, aspetta la sua evoluzione, aspetta la sua crescita e non impone alcunché di miracolistico. Egli conosce la natura umana che ha bisogno di fiducia, di vicinanza affettiva, di onestà, e soprattutto non sentirsi soli ed abbandonati  dinanzi alla sofferenza e al tormento.
  • Il dottor Aglieri, è il profeta della guarigione che non va oltre il suo naso. Egli è convinto che con una tecnica molto banale si possa con facilità superare il problema della balbuzie. Una tecnica che offre solo l’illusione di superare il problema. Il dr. Aglieri è in realtà un imprenditore commerciale che soddisfa la sua voracità grazie alla sofferenza altrui. Secondo il dr.Aglieri ,  basta una tecnica fonica o comportamentistica per dare all’utente la sensazione di potersela “cavare” nella vita. Il dr. Aglieri non si preoccupa della fragilità insita nella persona che balbetta, per lui tutto è estremamente facile e lineare: basta una semplice tecnica, a per normalizzare la persona. Quella tecnica in realtà, andandosi a poggiare su  qualcosa di magmamatico, sarà ben presto rigettata.  Quando poi questo utente ritorna nel suo habitat l’ansia ritorna, il tormento fa la sua comparsa e la balbuzie riprende le sue vecchie postazioni.

Oltre al corso del dr. Aglieri, vi sono poi i percorsi, i meeting, le tecniche per sopravvivere, ma in realtà nessuno mette in luce l’angoscia e la conflittualità interna che sono alla base della balbuzie.

Il balbuziente deve anzitutto imparare a cavarsela con se stesso, riuscendo a capire i meccanismi che sottendono un sintomo di natura essenzialmente psicosomatica.

  1. Alessandra (Helene Sevaux), rappresenta la bellezza, l’estasi, il bisogno affettivo e sensualizzato: un modo al quale la persona che balbetta sente di non appartenere. In realtà Alesandra è lo specchio dell’insicurezza affettiva  che riguarda i due sessi: da una parte vi è il maschio che non si sente all’altezza di competere con gli altri maschi per la conquista della bellezza femminile, e dall’altra la donna che non riesce a vivere la sua femminilità.

Alessandra rappresenta il sogno, l’ambizione, la conquista, il desiderio e la passione. La bella Alessandra rappresenta la bellezza della vita alla quale ogni persona deve partecipare facendosi coinvolgere. Alessandra rappresenta l’incontro con il proprio corpo e con le pulsioni che lo muovono.

Alessandra rappresenta anche l’insicurezza femminile che esprime paradossalmente attraverso la sua intraprendenza: questa donna desidera amare ma ha paura, desidera comunicare ma appare frenata, desidera essere donna seducendo, ma in realtà  non si accetta.

  1. Giovannone, un ragazzo grande e grosso, che per parlare ha bisogno di muovere i piedi al ritmo del tip – tap, rappresenta l’ “acme” della balbuzie . La disfluenza di Giovannone esiste veramente, non è una semplice metafora del nostro regista. Con Giovannone viene presentato il dramma reale che chiude l’individuo all’interno di una gabbia.

Giovannone contro i presupposti del dr. Aglieri, desidera essere amato, accettato e soprattutto desidera esprimere la sua personalità.

  1. Il concetto di Guarigione: nello stereotipo di chi balbetta spesso esiste la fantasia di poter guarire  miracolosamente al 100% e in poco tempo. Purtroppo tale fantasia viene anche alimentata da alcune pubblicità che dichiarano di eliminare la balbuzie in 15 giorni con l’impegno e la volontà. Con questo non si vuol affermare che la balbuzie sia incurabile, ma la guarigione deve essere intesa in un senso “dinamico”.

Come sottolinea Giovanni Albanese  la balbuzie  “è sempre lì in agguato pronta a venire fuori”; questo perché in momenti di elevato stress o di situazioni altamente conflittuali, l’Io della persona risponde in modo regressivo: la balbuzie che ritorna segnala che qualcosa non procede in modo adulto.

A fronte dei nostri studi e delle nostre ricerche, un soggetto adulto, dopo un giusto lavoro psicodinamico e psicosomatico (che non dura qualche seduta), in base al suo sintomo, potrebbe recuperare in un buon 80\90 %, ma quel 10\20 % nei momenti di stress potrebbe ritornare: bisogna comunque imparare ad accettare che  il linguaggio, o meglio la funzione linguistica  è stata colpita e “riaggiustata” e che dunque rimarranno dei fastidi.

Un “linguaggio riaggiustato” avrà  sempre  una sua delicatezza e sensibilità rispetto agli stress emotivi e sociali. Così ad esempio se ci fratturiamo un piede andiamo dall’ortopedico  che lo rimette a posto, dopo un po’ di tempo, pur recuperando appieno la deambulazione, quel piede riaggiustato avrà comunque dei fastidi.

Altro esempio  in chiave psicologica: un soggetto anoressico curato non diventerà mai obeso, manterrà sempre una linea filiforme. Lo stesso Paolo Bonolis, quale ex balbuziente e dotato di una grande capacità comunicativa, confessa in alcune interviste che in alcuni momenti molto delicati della sua vita la balbuzie ritorna a farsi risentire.

  1. Limite del film: in A.A.A. Achille viene raccontata una storia profonda e di denuncia scarsamente recepita dalla stampa e dall’opinione pubblica, questo perché la balbuzie interessa un pubblico molto ristretto. Il limite più grosso del film è che è stato poco recensito e poco pubblicizzato, molto venne fatto invece nel 2001 quando si pensava che il film dovesse uscire in quella data.

La nostra speranza è che il film possa avere il suo meritato successo .

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