Un approccio metacognitivo ai Disturbi Specifici di Apprendimento
UN APPROCCIO METACOGNITIVO AI DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO
Rossella Grenci, logopedista – Ospedale S. Carlo - Potenza
Lavorare insieme a soggetti con Disturbo Specifico di Apprendimento, richiede un approccio che consenta al ragazzo e alle persone che gli ruotano intorno ( genitori, insegnanti, terapeuti ), una comprensione piena del problema, per favorire la motivazione del soggetto interessato aumentando la soddisfazione verso il proprio lavoro, e per favorire e aumentare il senso di realtà dei membri del sistema.
L’approccio metacognitivo permette al bambino di dare un nome al suo problema e di poter uscire dalla spirale negativa che rischia di generarsi e incoraggiarlo ad acquisire una buona dose di autostima a consapevolezza delle proprie capacità di recupero, che rappresentano la molla fondamentale per ogni reale progresso. E’ per questo che il primo passo per affrontare il problema è non nasconderlo, non negarlo, non far finta di niente. Per raggiungere un rapporto empatico con il bambino, la cosa migliore è capire come vive la sua difficoltà. Purtroppo, molto spesso, al bambino non viene data nessuna spiegazione, né sul perché delle visite specialistiche, né sugli esercizi specifici che gli vengono proposti dal terapista o dall’insegnante. Tutto ciò non aiuta il bambino; informarlo, invece, lo rende coprotagonista del suo processo di apprendimento. Infatti il segreto per vincere le resistenze che spesso il bambino può opporre, è renderlo protagonista attivo del proprio processo di apprendimento, insegnandoli ad individuare i propri punti deboli e ad escogitare delle strategie personali per risolverli.
Inoltre, sottolineare gli aspetti metacognitivi dell’apprendimento risponde ad una delle esigenze maggiormente sentite all’interno della scuola, quella di non trasmettere nozioni, ma presentare strumenti che permettano di imparare ad apprendere.
Alcuni autori sostengono che i lettori disabili sembrano essere carenti per 4 aspetti metacognitivi:
- scarsa consapevolezza degli scopi della lettura ( procedere meccanico nell’atto della lettura);
- carente attivazione di schemi di comprensione;
- mancata autodiagnosi della comprensione;
- consequenziale non-applicazione di strategie per superare i problemi di comprensione ( non vanno alla ricerca di strategie per comprendere, ma di strategie per ultimare presti il compito o per evitarlo).
I bambini con DSA sono meno “metacognitivi” non solo riguardo alla lettura, ma anche riguardo ad altri aspetti, come la memoria, l’autovalutazione, l’apprendimento della matematica.
Da queste considerazioni è nato un lavoro che dà la possibilità alle famiglie dei soggetti interessati, ma anche agli insegnanti e ai terapeuti, di stimolare i bambini laddove ne hanno bisogno, con l’utilizzo di un testo in cui vengono presentate delle schede, dove brevi testi ( scritti in stampato maiuscolo ) accompagnati da illustrazioni, aiutano i bambini ad acquisire piena consapevolezza dei problemi che si trovano ad affrontare e a scoprire le strategie che facilitano l’apprendimento.
Tutto ciò tenendo conto dei dettami della psicologia e della didattica metacognitiva
( importanza delle immagini visive, ruolo degli stati d’animo negativi, l’autoregolazione, il planning, il problem solving e le mappe concettuali ), senza dimenticare la necessità di proporre, durante la terapia logopedica, un setting terapeutico ecologicamente adatto, procedendo per piccoli passi, aiutando il bambino perché arrivi all’obiettivo proposto senza troppi sforzi; ciò vuol dire rispettare il piccolo paziente come individuo, con le sue capacità e i suoi deficit, sì che non percepisca la frustrazione dei suoi limiti, ma piuttosto la gratificazione di sentirsi cresciuto nella riuscita di un compito.
BIBLIOGRAFIA
GRENCI R., Capire per imparare, Pisa, Del Cerro, 2001
Rossella Grenci, logopedista, lavora dal 1990 presso l’Azienda Ospedaliera S. Carlo di Potenza. E’ presidente dell’Associazione Logopedisti di Basilicata. Docente presso il Corso di Laurea di Logopedia dell’Università Cattolica di Roma, con sede in Potenza, si interessa da tempo dei DSA. Collabora con il Provveditorato agli studi di Potenza, attraverso progetti di screening e di formazione per gli insegnanti.
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