Individuate le aree del cervello coinvolte nella dislessia
Questo permetterà di scoprire precocemente il disturbo, e di correggerlo. Secondo i risultati di due recenti studi, le stesse aree del cervello che vengono usate per elaborare una sequenza di movimenti sono coinvolte anche nella lettura, e sono le stesse che non vengono attivate, o solo in modo ridotto, dalle persone dislessiche. La dislessia è un disturbo che porta a difficoltà nella comprensione del linguaggio, parlato e scritto. Può essere ereditario, e interessa una percentuale compresa tra il cinque e il 15 per cento della popolazione, indipendentemente dal sesso, dalla razza e dal contesto sociale ed economico di appartenenza. Le aree del cervello in questione sono la corteccia parietale e quella frontale, nell’emisfero sinistro del cervello. La loro stretta relazione con la dislessia è stata evidenziata grazie all’uso di un esame strumentale, la risonanza magnetica funzionale. Guinevere Eden e Thomas Zeffiro, direttori del Centro per lo studio dell’apprendimento di Georgetown, Stati Uniti, hanno chiesto a 20 dislessici e a 17 volontari sani sia di leggere sia di seguire il movimento di un gruppo di punti su uno schermo, e ne hanno contemporaneamente osservato l’attività cerebrale attraverso le immagini ottenute con la risonanza magnetica. E hanno così verificato che per tutti i partecipanti le aree del cervello coinvolte i entrambi i “compiti” erano le stesse, ma con una differenza: «Nei dilsessici c’era assenza di quest’attività», ha spiegato Eden al convegno dell’Associazione americana di scienze avanzate di San Francisco. «E questo ci dice che il meccanismo della dislessia è molto complesso e non è legato solo alle classiche aree del cervello coinvolte nel linguaggio». Se saranno ulteriormente confermati, questi primi risultati potranno aiutare a elaborare una strategia precoce di “attacco” alla dislessia. Infatti, un secondo studio condotto dagli stessi ricercatori, e sempre ricorrendo alla risonanza magnetica, ha permesso di verificare un miglioramento nella capacità di lettura di alcuni adulti con dislessia. I partecipanti, 20 in tutto, sono stati sottoposti a risonanza magnetica prima dell’inizio del test. Dal gruppo, ne sono stati poi scelti dieci a caso, e sottoposti per due mesi a un corso fonologico intensivo (tre ore mezzo al giorno, per cinque giorni alla settimana,) studiato per migliorare le loro capacità di lettura. Alla fine dei due mesi, tutto il gruppo è stato di nuovo esaminato con la risonanza magnetica, che ha evidenziato significativi progressi nella lettura per i dieci che avevano partecipato al training intensivo, così come un aumento dell’attività cerebrale in aeree dell’emisfero destro del cervello, che di solito non sono associate alla lettura o alla dislessia. Oltre a chiarire meglio i meccanismi della dislessia, questi studi suggeriscono che una diagnosi precoce del disturbo permette di inziare subito con un programma di sostegno, prima che il bambino vada a scuola e si trovi in difficoltà nei confronti dei suoi compagni. «I bambini dislessici non restano indietro solo nella lettura, ma hanno grosse difficoltà anche in altri campi perché i problemi di lettura impediscono loro di avere accesso alle informazioni di cui hanno bisogno», spiega Eden.
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