Scusa, cosa hai detto?
Questa semplice domanda può essere il primo segnale di una diminuzione dell’udito, assai comune nelle persone anziane anche se i giovanissimi frequentatori delle discoteche sono tra i soggetti più a rischio. Il primo consiglio? Andare subito da un otorino anche perché chi non sente bene spesso si chiude in se stesso e si isola dal mondo.
Un giorno può accadere di non sentire più i suoni in modo ben definito. Si fa fatica a captare qualche rumore lontano e un fruscio o qualche parola pronunciata da un interlocutore può sembrare improvvisamente incomprensibile. L’udito, insomma non è più a “fuoco”. E’ questo il primo segnale di un calo che riguarda, in età più o meno avanzata e in misura più o meno grave, oltre un terzo degli italiani. Un sintomo che richiede il pronto intervento di un esperto, in quanto può gradualmente peggiorare senza che la persona se ne accorga con chiarezza, con conseguente isolamento dal mondo.
Infatti chi ne soffre cambia carattere senza neppure rendersene conto: da mite può diventare intrattabile, perfino aggressivo e le relazione con gli altri possono risentirne.
“Tra le persone colpite da ipoacusia, due su cento hanno una perdita uditiva causata da un’esposizione a rumori non connessi all’attività lavorativa”, sostiene il professor Antonio Quaranta,direttore della Clinica otorinolaringoiatria dell’Università di Parma. “E le cause sono: la prolungata esposizione a rumori molto intensi, l’assunzione di droghe e l’abuso di alcool. Fattori di rischio che si sommano allo stress uditivo cui sono sottoposti coloro che vivono in grandi città e, magari, vicino a un’autostrada o a un aeroporto, dove si possono raggiungere molti decibel di rumore”.
La categoria più a rischio è quella dei giovanissimi, assidui frequentatori di discoteche e ascoltatori di musica in potentissime cuffie. E, a lungo andare, tra gli altri anche i cacciatori e che pratica uno sport con armi da fuoco possono vedere compromesso seriamente il proprio udito, a meno che utilizzino cuffie e tappi auricolari di protezione.
C’è poi la categoria di chi è sottoposto al rumore per motivi professionali: queste persone, oltre alle cuffie, possono chiedere di lavorare in un luogo dove la fonte del rumore venga circoscritta (in base alla legge 447/95 sull’inquinamento acustico).
Gli Over Sessanta.
E gli anziani? Sono sicuramente i più colpiti.
Oltre i 60 anni, sono circa 40 su cento le persone con deficit auditivo. Ma quali sono le cause? L’invecchiamento fisiologico dell’apparato uditivo, ma anche malattie come diabete, disturbi cardiocircolatori, colesterolo alto e artrosi cervicale. E poi il non sentir bene porta a difficoltà di relazione: come già detto, provoca una sensazione di isolamento che può, talvolta, sfociare in turbe psicologiche. “Ecco perché appena si avverte che c’è qualcosa che non va, occorre rivolgersi subito a uno specialista”, aggiunge il professor Antonio Quaranta. Infine, la sordità può colpire anche i neonati: circa uno-due su mille, secondo le ultime statistiche internazionali. “Le ipoacusie infantili, in 30-40 casi su cento, possono essere provocate da alterazioni genetiche. In trenta casi su cento, invece, si può parlare di intossicazioni da farmaci e malattie infettive, mentre in quarantacinque casi su cento le cause restano ignote”.
L’unico modo per combattere questo handicap è la diagnosi precoce, eseguita entro il primo anno di vita del bambino.
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