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Informazioni Articolo
Titolo
Cantanti lirici, attenti al reflusso gastroesofageo!
Autore
Il Pensiero Scientifico Editore
Fonte
Ufficio Stampa Policlinico Universitario Agostino Gemelli 2007
Area
Età Adulta
Sotto Area
Disfonie
Data Inserimento
17/04/2007 7.56.18
Inserito da
Paola Rita Ardenghi

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Cantanti lirici, attenti al reflusso gastroesofageo!

Cantanti lirici, attenti al reflusso gastroesofageo!

 

 

Il Pensiero Scientifico Editore - Lun 16 Aprile 2007


È in arrivo una nuova malattia professionale . Colpisce una categoria molto speciale di lavoratori: i cantanti d’opera. Secondo una ricerca pubblicata dalla rivista Gastroenterology e coordinata da Giovanni Cammarota, ricercatore dell’Istituto di Medicina interna dell’Università Cattolica di Roma diretto da Giovanni Gasbarrini, l’incidenza dei sintomi del reflusso gastroesofageo nei cantanti è più elevata rispetto al resto della popolazione.

Il gastroenterologo del Policlinico universitario Agostino Gemelli si occupa da molto tempo di reflusso, una malattia causata dalla risalita del contenuto gastrico verso l’esofago. Questo materiale acido provoca una infiammazione molto fastidiosa per chi ne soffre. “Nel corso degli anni”, racconta Cammarota, “abbiamo incontrato molti casi di cantanti d’opera che soffrivano di reflusso. Basandoci su questa osservazione clinica, abbiamo ipotizzato che questo non fosse solo un caso. Ed è da qui che è incominciata la nostra ricerca”.

L’ipotesi di partenza è che i cantanti d’opera possano essere più suscettibili alla malattia a causa della prolungata sollecitazione del diaframma, il muscolo che separa il torace dall’addome e che è fondamentale nella respirazione. L’eccessiva pressione addominale sullo sfintere esofageo è infatti una delle cause del reflusso. Ma nessuno finora aveva pensato di studiare la prevalenza di questa malattia proprio fra chi calca le scene dei teatri lirici. Così, con l’aiuto di colleghi residenti in nove città che ospitano teatri dell’Opera (Ferrara, Firenze, Foggia, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Roma, Sassari, Venezia), i ricercatori hanno somministrato un test a 351 cantanti professionisti e a un campione di controllo di 578 soggetti residenti negli stessi territori.

Quello che i ricercatori hanno trovato non li ha sorpresi del tutto: come avevano ipotizzato, i sintomi da reflusso erano più diffusi fra i cantanti che nel campione di controllo. La frequenza con cui i cantanti soffrono dei due sintomi più comuni del reflusso (pirosi – detta comunemente “bruciore di stomaco” – e rigurgito) è circa doppia rispetto a quella della popolazione. Nell’ultimo anno il 42 per cento dei cantanti ha sofferto di pirosi mentre il 35 per cento ha sofferto di rigurgito. Nel resto della popolazione i numeri sono rispettivamente del 25 per cento e del 17 per cento. Anche la prevalenza di altri sintomi associati al reflusso fra i cantanti è più elevata: nausea, disfagia (difficoltà a deglutire cibi solidi), raucedine, tosse.

“In realtà non era possibile osservare direttamente la malattia sui nostri cantanti”, spiega Cammarota. “Per farlo ci sarebbe voluto un esame chiamato pH-metria, che studia l’acidità dell’esofago per 24 ore. E in questo caso non era possibile effettuarlo. Perciò abbiamo utilizzato questionari ‘validati’: questionari, cioè, in cui le domande sono standardizzate a livello internazionale per evitare ambiguità. E per stabilire che si è in presenza della malattia i sintomi devono aver superato una certa soglia di frequenza (più di due volte a settimana)”.

Le conseguenze di questa scoperta sono importanti: se verrà confermato anche da altri studi che i cantanti hanno una maggiore predisposizione al reflusso, questa diventerà a tutti gli effetti una malattia professionale, con tutte le conseguenze legali e sanitarie del caso.

“Il reflusso gastroesofageo è una malattia fastidiosa”, ricorda ancora Cammarota. “Essa può influire negativamente sulla qualità della vita. Ma per questi lavoratori le conseguenze potrebbero essere più serie: il reflusso può provocare infatti anche laringiti e danni alle corde vocali. E magari causare qualche “stecca” di troppo. E quando la situazione si aggrava, molti cantanti potrebbero addirittura essere costretti a interrompere la propria attività”.

Fonte: Ufficio stampa Policlinico universitario Agostino Gemelli 2007.

 

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